Giugno 3, 2022
5,6 milioni di tonnellate di anidride carbonica risparmiate all’anno grazie alla compravendita dell’usato. A dirlo è lo studio “Second Hand Effect 2021” condotto dall’Istituto di Ricerca Ambientale svedese Ivl per conto di Subito.it. I ricercatori, in particolare, hanno stimato che il 52% degli italiani è particolarmente incline all’acquisto di capi di abbigliamento e smartphone già utilizzati ma ancora in buone condizioni. Un risparmio per il portafoglio, dunque, ma anche per le emissioni di CO2 nell’aria.
L’economia della seconda mano e la riduzione di CO2: il rapporto
Nel 2021, su Subito.it – uno dei più noti portali di e-commerce – sono stati venduti ben 24 milioni di oggetti second hand. Auto, cellulari, capi di abbigliamento rigenerati hanno permesso di azzerare l’impatto ambientale di quasi 770.000 italiani in un anno: per comprendere ancor di più l’enorme proporzione, è come se si annullassero quasi 6 milioni di voli a/r Roma/New York.
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I settori con maggior impatto positivo
Secondo il rapporto, la categoria che ha più effetti benefici sull’ambiente è quella dei motori, con un totale di 4.823.793 tonnellate di CO2 in meno nel 2021: basti pensare che una automobile garantisce un risparmio 2.800 kg, mentre una moto di ben 265 kg. Segue la categoria ‘Casa e Persona’, con 563.589 tonnellate risparmiate di anidride carbonica, mentre chiude il podio il settore ‘Elettronica’, che nel 2021 ha permesso di risparmiare 180.279 tonnellate di CO2 nell’ambiente.
La regione che ha acquistato più oggetti di seconda mano, dando un contributo importante alla riduzione dell’inquinamento ambientale, è stata la Campania (896.635 tonnellate), seguita da Lombardia (756.877 tonnellate) e Lazio (584.880 tonnellate).
“Comprare e vendere usato, dall’auto a uno smartphone o a un capo di abbigliamento, non solo consente di risparmiare soldi, ma anche e soprattutto ci permette di dare il nostro contributo concreto e misurabile alla lotta al cambiamento climatico”, spiega Giuseppe Pasceri, ceo di Subito.
La second hand economy, infatti, permette anche di ridurre la domanda di materie prime: in tal senso, secondo lo studio, sono state risparmiate 202 mila tonnellate di alluminio, 319 mila tonnellate plastica e ben 2,2 milioni di tonnellate di acciaio.
Alessandra Marcelli