Gennaio 18, 2021
Dispositivi sempre più “smart” con conseguente produzione di rifiuti elettronici in calo di circa il 10% in peso dal 2015. A descrivere lo scenario americano è uno studio condotto dalla School of Environment dell’Università di Yale e pubblicato sul Journal of Industrial Ecology.
Produzione rifiuti elettronici usa: lo studio
Secondo i ricercatori, questa riduzione è riconducibile a due diversi motivi. Il primo è legato alla progressiva riduzione di dimensioni e di peso delle apparecchiature elettroniche, che dunque determina l’inevitabile calo del peso dei RAEE. L’altra causa è invece determinata dal fatto che le moderne apparecchiature elettriche ed elettroniche spesso sono costituite da poche componenti e da un unico centrato tecnologico. Si pensi ad esempio agli smartphone, oggi privi di troppi device ma in grado di fare tutto.
“I dispositivi elettronici più vecchi e ingombranti come TV e monitor dei computer stanno scomparendo dal flusso dei rifiuti, con conseguenze per il futuro del riciclaggio dei rifiuti elettronici” ha spiegato Callie Babbit, professore dell’Institute for Sustainability di Rochster.
Leggi anche: Rapporto “Gli italiani, il solare e la green economy”: il futuro è rinnovabile
Il fenomeno di riduzione – limitato ai soli Stati Uniti ed in netta contrapposizione alla raccolta record di RAEE registrata nel 2019 a livello globale – sarebbe legato dunque all’innovazione tecnologica e a dispositivi sempre più leggeri in termini di peso.
Più qualità nella gestione RAEE
Ecco perché l’invito degli esperti è quello di rivedere l’intero approccio nella gestione dei RAEE, non basandosi più su dati puramente quantitativi come il loro peso, ma su metodologie qualitative. Ciò che sarebbe opportuno fare, concludono i ricercatori, è insistere sullo sviluppo di nuove tecnologie volte a migliorare l’efficacia e l’efficienza con cui i RAEE vengono smaltiti, nel pieno rispetto dei principi dell’economia circolare.